RISPONDERE AI LAVORATORI: UNA QUESTIONE DI EDUCAZIONE

RISPONDERE AI LAVORATORI: UNA QUESTIONE DI EDUCAZIONE

Eduki

Lo sappiamo tutti. L’Amministrazione Comunale, le istituzioni scolastiche, le cooperative e tutta la città, ci raccontano spesso del mito del sistema educativo reggiano. Come tutti i miti c’è sempre un fondo di verità e non possiamo nascondere la bontà dell’impianto educativo territoriale. Non possiamo però nasconderci dietro l’elogio perpetuo per non analizzare e recepire le criticità crescenti nel settore. Soprattutto dal punto di vista dei lavoratori, troppo spesso in balia di esternalizzazioni e precarietà. L’impegno di Reggio Emilia In Comune è quello di supportare socialmente e politicamente i lavoratori del terzo settore.

Un ultimo elemento di criticità è la cosiddetta “Legge Iori” che prevede, per chi non ha il titolo da educatore, un corso organizzato dalle università (ma non universitario).  Il corso ha un costo che ricadrebbe tutto sulle lavoratrici e i lavoratori. Per questo il sindacato Adl Cobas Emilia Romagna e il Collettivo Eduki Reggio hanno chiesto, tramite una mozione depositata da Sinistra Italiana, che il Comune apra un tavolo istituzionale per chiarire aspetti ancora poco chiari. Ad oggi non c’è stata risposta.

Il 13 dicembre Adl Cobas e Eduki Reggio, hanno organizzato una conferenza stampa davanti al Comune di Reggio Emilia “per denunciare il silenzio dell’amministrazione comunale e dell’ assessora con delega all’educazione e conoscenza, Raffaella Curioni, rispetto alla richiesta di apertura di un tavolo istituzionale tra Regione, Università Unimore, Centrali delle Cooperative e lavoratori“.  L’apertura del Tavolo Istituzionale è stata chiesta in occasione del presidio del 26 ottobre 2018, sotto il Comune, e ad essa ha fatto seguito una richiesta formale (da parte del Sindacato) di incontro con l’assessora Curioni e la deposizione di una mozione in consiglio comunale da parte della consigliera Lucia Lusenti sempre per richiedere l’apertura del suddetto tavolo.

Siamo qui oggi per ribadire che al Comune di Reggio Emilia è stato chiesto di svolgere un ruolo di mediatore e facilitatore per trovare delle soluzioni ad alcune criticità prodotte dalla Ex Legge Iori, come è stato fatto in altre città d’Italia come Bologna, Urbino e nella Regione Friuli Venezia Giulia, e come ribadito dalla stessa On. Vanna Iori durante l’incontro presso Unimore in data 03.12.2018 – continuano in una nota congiunta Adl Cobas ed Eduki – L’Ex Legge Iori produce delle criticità che sono in parte legate alla modalità di sanatoria proposta e in parte sono legate al contesto in cui la normativa si inserisce”. 

La sanatoria prevede un corso di 60 crediti formativi universitari (cfu), di 1500 ore da svolgere totalmente in orario extralavoro e il cui costo è totalmente a carico dei lavoratori. Corso che viene richiesto a lavoratori che hanno dai 3 anni ai 20 anni di servizio (con contratto a tempo indeterminato al 1.01.2018). Se una lavoratrice ha 20 anni di servizio e ha un contratto a tempo determinato al 1.01.2018 è obbligato a frequentarlo.

La sanatoria, perché di questo si stratta, si inserisce in un contesto non proprio idilliaco, caratterizzato da ” un CCNL delle cooperative che è scaduto dal 2012 e che prevede una delle paghe orarie più basse; il sistema degli appalti dei servizi che, in base a come viene scritto un bando, potrebbe richiedere solo persone con la qualifica di Educatore Professionale già dal prossimo anno (escludendo attuali lavoratrici/tori che faranno il corso nei prossimi anni) o potrebbe non richiedere affatto o in minima parte la figura dell’Educatore Professionale rendendo parzialmente inutile la qualifica ; l’ampia discrezionalità delle Università nel decidere se riconoscere o meno esami Universitari già sostenuti, se applicare o meno l’ISEE, se permettere un riconoscimento dell’esperienza in cfu (massimo 12 cfu come previsto dalla legge)”. Rispetto a quest’ultimo punto è da segnalare che, per il momento, l’Università di Modena e Reggio a differenza di altre (come Bologna e Milano) ha deciso di non applicare l’ISEE per calcolare il costo del corso. Risultato? Retta intera di 1000 euro a tutti.


Concludono Adl Cobas ed Eduki: “Come educatrici ed educatori riconosciamo la sensibilità dell’amministrazione sul settore educativo e dell’infanzia, visto la delibera costruita assieme nel maggio 2018 (che regola i nuovi appalti dei servizi alle persone , con parametri che premiano la migliore qualità del servizio rispetto alla parte economica) e vista anche la mozione passata nei primi giorni di dicembre, che impegna l’amministrazione a dedicare più risorse economiche al settore educativo indipendentemente dai limiti di spesa del governo. Allo stesso tempo , tuttavia, non comprendiamo il silenzio istituzionale di questo mese e mezzo, per la mancanza di rispetto che dimostra nei confronti di chi quei servizi “famosi in tutto il mondo” li fa funzionare quotidianamente, cercando di garantire un’ alta qualità anche in condizioni contrattuali di bassa qualità, di non continuità lavorativa e di precarietà”.

 

Per informazioni sulla vertenza Silvio Rosati Adl Cobas Emilia Romagna 3478400532