Una politica senza barriere

C’è qualcosa di profondamente sbagliato in un certo modo di fare campagna elettorale, cioè quando un candidato si appropria di un bene cittadino e lo fa diventare una sua proprietà. Facciamo un esempio concreto: poniamo che un candidato dicesse che la tangenziale è sua e fondasse la sua campagna su questa proprietà: tutti noi ne saremmo straniti e saremmo d’accordo nel dire che la tangenziale è un bene della città, non del candidato e nessuno dovrebbe avere il diritto di sottrarla alla città.

In questa campagna elettorale al posto della tangenziale c’è un progetto che tutela e si prende carico delle persone con disabilità, un progetto che, secondo le parole della sua ideatrice principale, oggi c’è, ma domani, se non vince il Pd…chissà?

Questo è ciò che emerge come massaggio dalla campagna elettorale di Annalisa Rabitti.

Reggio Emilia senza barriere è un progetto cittadino di grande importanza e pregio, un bene di e per tutti e tutte e che abbraccia gli elementi più fragili della nostra società. Un progetto che Annalisa Rabitti ha contribuito a creare e attuare insieme a tante persone che vi hanno creduto insieme a lei.

 Chiamare la propria campagna elettorale “Annalisa Rabitti senza barriere” risuona come un progetto individuale e in ogni occasione pubblica è lei stessa a ribadirlo, a cominciare dalla la serata di presentazione alla sua candidatura che si è svolta nei locali della Polveriera il 12 Marzo scorso: una presentazione durante la quale, anziché parlare di sé come ci si sarebbe aspettato, Annalisa Rabitti ha per lo più descritto nel dettaglio il progetto di Reggio Emilia senza barriere, come dire: “questo progetto sono io”.

Ciò sottintende che, se vuoi questo progetto, devi votare me. E come si potrebbe dare torto a quanti ritenessero questo atteggiamento quasi ricattatorio?

Molti rappresentanti di associazioni si tengono alla larga dalla vita politica attiva: non si presentano alle elezioni, non prendono posizione e non perché non vorrebbero o non ne avrebbero le competenze, ma per un senso di responsabilità verso la realtà che rappresentano o amministrano. Oppure, in caso contrario, prima si separano dalle suddette realtà e cercano di far sì che non siano legate al loro nome. Almeno, questo è l’atteggiamento delle persone responsabili, perché sanno che ciò che contribuiscono a creare è un bene collettivo, dei cittadini prima che dei politici che se ne fanno vanto e che legarlo a una realtà politica significa metterlo in pericolo. La Rabitti, invece, sembra farsene scudo, usa questo bene collettivo per uno scopo personale; legarlo al suo nome in modo così plateale è metterlo a rischio, perché se vincesse la destra o un altro partito, a forza di ribadire che è un bene del Pd, si rischierebbe di non averlo più. A questo vorrei invitare a pensare: la disabilità non ha colore, né schieramento, è libera, può colpire chiunque.

Legare con un doppio filo le realtà di pregio a una personalità, metterci su un marchio e far sì che la loro esistenza sia dipendente dalla vittoria elettorale di un qualsiasi partito è una cosa che non si dovrebbe fare mai. Ma lo si fa in tante realtà, non solo reggiane, lo abbiamo fin troppo presente, così presente che quasi non ce ne scandalizziamo neanche più.

Abbiamo coscienza di tutto questo e, come REC, intendiamo portare avanti e sostenere il virtuoso cammino di Reggio Emilia senza barriere e di ogni altra iniziativa che contribuisce allo sviluppo sociale e culturale della nostra città; per noi i beni comuni appartengono a tutte le cittadine e tutti i cittadini ed esclusivamente a loro, a prescindere dalle loro scelte politiche e vanno tenuti liberi dalle appartenenze politiche. Ci impegniamo a tutelare questa libertà, a difendere il diritto al dissenso senza il timore che questo comporti la privazione di beni, servizi e opportunità, a incoraggiare ogni iniziativa virtuosa quale che sia la sua provenienza. 

 

Pierluigi Allegretti, candidato REC in Consiglio Comunale